giovedì 26 giugno 2014

San Pietroburgo e le notti bianche

Sabato scorso era il 21 giugno, il solstizio d'estate, il giorno più lungo dell'anno.
Il sole è sorto alle 5.36 ed è tramontato alle 20.51, regalandoci ben 15 ore e 15 minuti di luce.



"Ok, Jane", direte. "E a noi checcefrega?"
In effetti la notizia è di poco conto... Capita tutti gli anni.
Ma quest'anno, quando l'ho letta, mi è venuto in mente il fenomeno delle notti bianche che si verifica nel nord Europa tra la fine di maggio e la prima metà di luglio (quando il sole scende al di sotto dell'orizzonte per non piu' di 9° e praticamente non fa mai mancare la sua luce) e da ormai una settimana il chiodo fisso non si stacca.
Nello specifico, mi è tornato prepotente il desiderio di una bella vacanza a San Pietroburgo, città che da una vita sogno di visitare e di certo quella che più ha saputo sfruttare, in bellezza e marketing, il fascino delle notti bianche.



Il particolare mix tra le bellezze architettoniche, la luce solare notturna, la vita che si respira durante questo pediodo, fanno di San Pietroburgo una delle citta` piu` belle del mondo.
E prima o poi ci andrò.

Anche perchè devo vedere dal vivo i luoghi descritti nel meraviglioso romanzo di Paullina Simmons "Il Cavaliere d'inverno", che mi ha affascinato con la meravigliosa storia d'amore di Tatiana e Alexander.



Leggete il libro, se non l'avete fatto.
Merita.
Vi risparmio la recensione, ma se volete spulciarvi qualche citazione, QUA ne trovate a bizzeffe.
Vi lascio però oggi una sbadilata di cultura con uno stralcio (che amo particolarmente e che cita proprio le notti bianche) del poema di Aleksandr Sergeevič Puškin "Il cavaliere di bronzo".
L'opera è ispirata da un monumento equestre che si trova appunto a San Pietroburgo, che il testo celebra ampiamente.




T’amo, o città di Pietro, o creatura armoniosa,
amo le tue severe forme ed il corso della Neva maestosa,
amo il granito delle tue riviere, dei tuoi cancelli bronzei la fattura elegante,
e il crepuscolo pensoso delle tue notti illuni trasparenti,
quando nella mia stanza leggo e scrivo senza lume
e sono chiare le dormienti strade deserte
e luccica d’un vivo chiaror la guglia dell’Ammiragliato,
ed impedendo che per l’orizzonte dorato si spanda la notturna tenebra,
già s’affretta a dare il cambio su nel cielo l’una all’altra aurora,
concedendo alla notte sol mezz’ora. …


Per oggi è tutto.
A presto.

J.D.



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