lunedì 17 novembre 2014

Prelevato dallo scaffale: "Una sera a Parigi" di Nicolas Barreau


Questa domenica non avevo molto da fare, faceva freddo ed è pure piovuto, così ho preso un libro dallo scaffale – era lì chissà da quanto – e mi sono accomodata sul divano a leggerlo.
Il titolo è “Una sera a Parigi” e devo dire che non avrei potuto scegliere di meglio per una giornata come quella di ieri: 250 pagine di pura evasione nella romantica Parigi.
Questa la trama:

In una piccola strada di Parigi, percorrendo rue Bonaparte fino a scorgere la Senna e girando due volte l'angolo, si trova un luogo incantato: il Cinéma Paradis. È questo il regno di Alain Bonnard, l'appassionato e nostalgico proprietario del locale. Ed è qui che ogni mercoledì, al secondo spettacolo, va in scena "Les amours au Paradis", una rassegna dei migliori film d'amore del passato. In quelle sere il Cinéma Paradis è avvolto da una magia particolare: regala sogni, come recita il poster appeso in biglietteria, sopra alla cassa antiquata. La piccola folla di habitué si abbandona volentieri sulle vecchie poltroncine di velluto per farsi rapire dal fascino del grande schermo. Ma da quando al secondo spettacolo partecipa anche una certa ragazza, è Alain a sognare più di tutti. Cappotto rosso, sorriso timido, siede sempre nella stessa fila, la numero diciassette. Poi, non appena in sala si riaccendono le luci, si allontana solitaria nella notte parigina. Chi è? E qual è la sua storia? Finalmente Alain trova il coraggio di invitarla a cena. È una serata perfetta e in più, poco dopo, accade un altro fatto eccezionale: un famoso regista americano annuncia di voler girare il suo prossimo film proprio dentro al Paradis, con protagonista la bellissima e inavvicinabile Solène Avril. Alain è fuori di sé dalla gioia. C'è solo una cosa che lo preoccupa: la misteriosa ragazza con il cappotto rosso sembra scomparsa dalla faccia della terra. Che sia solo una coincidenza?

Nulla di particolarmente impegnativo, devo essere sincera. La storia d’amore è addirittura fin troppo perfetta per risultare credibile. Però c’è qualcosa che fa elevare questo romanzo dal livello di un banale Harmony, e si trova nel fascino del Cinema Paradis e del modo in cui vengono introdotti, descritti e rappresentati i film che il protagonista sceglie di proiettarvi.
L’autore è bravissimo a proiettare il lettore (ma più probabilmente la lettrice) nell’atmosfera della Parigi più romantica e bohemienne, accompagnandolo lungo le vie, i ponti e le piazze della capitale francese come la più scafata guida turistica.
Dovrei consigliarlo, insomma?
Non lo so.
Se cercate un romanzo complesso e con elaborate sottotrame, passate oltre.
Se invece prevedete di trascorrere una domenica pomeriggio di pioggia stese in casa vostra a leggere un libro che vi permetta di staccare la testa per qualche ora, avete trovato il titolo giusto.
Ça va sans dire…

J.D.

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