mercoledì 4 febbraio 2015

"Italiano medio" non è un cinepanettone

Salve a tutti.
Domenica sera sono andata a vedere "Italiano medio" e oggi colgo l'occasione di dirvi cosa ne penso.



Il film di Marcello Macchia, in arte Maccio Capatonda, non è la solita commedia all'italiana. Non è un cinepanettone, per intenderci, nonostante di tanto in tanto strizzi l'occhio in quella direzione (ma lo fa anche verso un cinema più alto tipo "Arancia meccanica", "Fight club" e "Ocean's eleven", per menzionare le citazioni più evidenti). Ma del resto nessuno si aspettava che così fosse, dopo aver visto i vari fake trailer pubblicati su youtube dall'ormai celebre Maccio.


La trama è questa, per chi avesse vissuto su un pianeta diverso dal web, negli ultimi anni:
Giulio Verme è un ambientalista convinto in crisi depressiva, che alla soglia dei 40 anni si ritrova a fare la "differenziata" in un centro di smistamento rifiuti alla periferia di Milano. Avvilito, furioso, depresso è ormai totalmente incapace di interagire con chiunque: con i colleghi di lavoro, con i vicini, con la famiglia e con Franca, la compagna di una vita. L'incontro con l'agguerrita anche se poco credibile associazione ambientalista dei "Mobbasta" lo convince a combattere fervidamente contro lo smantellamento di un parco cittadino, ma per Giulio è l'ennesimo fallimento. Non ci sono più speranze per il nostro protagonista fino a quando incontra Alfonzo, un suo vecchio e odiato amico di scuola che ha però un rimedio per tutti i suoi mali: una pillola miracolosa che gli farà usare solo il 2% del proprio cervello anziché il 20%, come si dice comunemente. Ed è proprio così che Giulio supera la depressione: non pensa più all'ambiente ma solo a sé stesso, alle donne, ai vizi, passioni e virtù di ogni italiano medio.


 Nel film c'è da ridere su diversi livelli, dagli sketch "beceri" (che se non si esagera ci stanno anche, ogni tanto) all 'ironia impegnata e intelligente, quest'ultima rivolta a un'Italia fin troppo facile da criticare e ai suoi italiani fin troppo inclini al "Machemmenefregamme?". Esempio su tutti il Giulio ciclista che afferma con orgoglio "La strada è di tutti!" e il guidatore del SUV alle sue spalle che gli risponde "La strada è dei macchinoni!".
Qualche tormentone ce lo porteremo dietro per un bel po' ("Scopare!" in primis) e forse il programma Mastervip rischieremo davvero di vederlo in tv (non ci siamo lontani), ma intanto "Italiano medio" (scritto da Maccio e "altri cinque") si presenta come qualcosa di diverso dal solito, che personalmente ho apprezzato e che mi ha divertita.
Ora però la curiosità è quella di vedere come Marcello Macchia, che come regista ha talento da vendere, spenderà questo successo. Se riproporrà negli anni a venire film come questo rischierà a mio avviso di stancare e di perdersi, se invece saprà rinnovarsi ed evolvere la sua comicità, forse abbiamo di fronte qualcuno capace di scrivere una pagina importante della commedia italiana.

J.D.

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