lunedì 11 maggio 2015

Tutti i futuri del mondo in mostra alla Biennale di Venezia

In questi giorni vale certamente la pena di passare una giornata a Venezia per dedicarsi un po' all'arte. E' iniziata infatti sabato 9 maggio la Biennale di Venezia, una delle più antiche (la prima nel 1985), importanti e prestigiose rassegne internazionali d’arte contemporanea del mondo. C'è tempo fino a novembre, ma di certo in primavera la città lagunare ha il suo fascino e si visita con il clima giusto.
L'offerta della Biennale è ampissima, così io vorrei concentrarmi in particolare su una delle preview, la mostra curata dal nigeriano Okwui Enwezor intitolata Tutti i futuri del mondo (All the world's futures).


Il Padiglione Centrale ai Giardini accoglie i visitatori con una facciata dalla quale pendono lugubri stracci neri, opera dell'artista Oscar Murillo. Spiega Enwezor: "Non sono drappi, ma tele dipinte di Oscar Murillo e ci mettono in contatto con il resto della mostra, che è una mostra politica nel senso che tratta del nostro rapporto con la storia. Dal Seicento ci interroghiamo su cosa ci lacera e oggi sembriamo vivere queste lacerazioni senza cercare di dare una risposta unitaria."


Subito dopo ci si imbatte nel "The western wall" di Fabio Mauri, opera del 1993 che con le sue valigie rappresenta tutti i viaggi della speranza dei migranti, spesso senza ritorno. Opera attualissima, peraltro.


Passando poi tra fascismo e comunismo, si arriva all'opera Theory of justice, nella quale l'austriaco Peter Friedl mette sotto teca una infinita serie di ritagli di giornale, dall'Enola Gay a Nixon, dal Vietnam a Gian Giacomo Feltrinelli, dalle donne partigiane alla rivoluzione castrista, da Hannah Arendt ai desaparecidos. Jeremy Deller mette sotto vetro i volantini di protesta degli operai e in un juke boxe i rumori e le “voci” delle fabbriche inglesi, poi si trova uno striscione di tessuto con la frase inviata come sms a un lavoratore a chiamata giornaliera per informarlo che il suo lavoro quel giorno non era richiesto: Hello, today you have a day off...



"La mia Biennale è politica? Lo è perché tratta del nostro rapporto con la Storia, perché si confronta con ciò che ci lacera. Per me le parole sono il modo per entrare in contatto con la soggettività umana, a livello più elementare. Il tentativo di dare voce a qualcosa, di dire qualcosa, di raccontare una storia.", dice ancora Enwezor.
Personalmente trovo la scelta del curatore estremamente coraggiosa e decisamente apprezzabile. L'arte ha tanti lati, spesso ricreativi, ma di tanto in tanto è giusto che serva l'uomo anche per ricordargli il suo passato, il suo presente, e i suoi possibili futuri. 
La Biennale 2015, in questo senso, ha fatto centro.

J.D.

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