lunedì 27 luglio 2015

Horror d'alto livello con "Babadook" di Jennifer Kent

Avendo ormai eletto la domenica sera alla mia personale "Notte horror 2015", ieri sera ho visto "Babadook", film della regista australiana Jennifer Kent nelle sale in questi giorni (in colpevolissimo ritardo, essendo uscito in USA più di un anno fa). Un notevole passo avanti rispetto al "1303" che ho visto domenica scorsa, perchè questo film si presenta come un horror maturo e rivolto a un pubblico dal palato fine, che in fondo potrebbe non piacere a chi cerca semplicemente una pellicola che faccia sobbalzare sulla poltrona.


Ma andiamo con ordine... Ecco la trama.
Sono sei anni che è morto il marito di Amelia e sei anni che è nato Samuel, il suo unico figlio, cresciuto senza padre da una madre single in grandi difficoltà economiche e distrutta dallo stress causato dalla sua iperattività. Il bambino non dorme bene, la tiene sveglia, spaventa i compagni, si fa riprendere a scuola, è violento, non ha molti amici per via di un temperamento esagitato e la stessa madre arriva quasi ad odiarlo. Le cose non migliorano quando nella loro vita si materializza un libro di favole diverso dagli altri, molto nero, cupo e spaventoso che viene prontamente messo via dopo la prima lettura ma continua a ripresentarsi fino a che la sua storia di un uomo nero che ti entra dentro fino a condizionarti non comincia lentamente ad avverarsi e intrappola i due nella loro stessa casa.



Babadook parte con un ritmo lento, che ci presenta i personaggi nella loro cruda realtà: una madre sola e depressa e il suo bambino di 6 anni iperattivo e odioso da far prudere le mani per la voglia di prenderlo a schiaffi. Presto però l'Uomo Nero che si nasconde dentro l'armadio o sotto il letto entra nelle loro vite e allora tutto cambia. L'angoscia che si prova per queste due vittime è autentica e mentre assistiamo allo scivolamento di Amelia verso il baratro della psicosi più buia, cresce il desiderio di protezione nei confronti del piccolo Samuel.


Perchè a un certo punto sembra di assistere al finale di Shining, con una Jack Torrance in camicia da notte che assedia la camera da letto in cui si è rinchiuso il figlio. Tutta colpa dl Babadook, ovviamente, che è molto di più di un Boogeyman qualsiasi: il finale ci fornisce infatti una chiave di lettura molto particolare, che rivoluziona l'intera pellicola e la eleva dai bassifondi dell'horror moderno grazie ad una semplice metafora che accomuna il Babadook al male oscuro della depressione. Non è possibile liberarsene. Si può sconfiggere, tenere a bada, ma resterà sempre lì in agguato...


Dal punto di vista tecnico ho apprezzato molto sia la regia che gli interpreti, ma in particolar modo la fotografia fredda e grigia, scura e deprimente come la casa in cui si svolge la vicenda.
Un film davvero di spessore, insomma, che a conti fatti potrebbe essere sbagliato e fuorviante etichettare come horror e che veleggia più dalle parti del thriller psicologico. Lo ha sintetizzato da par suo Stephen King, definendolo "profondamente disturbante".
Altamente consigliato anche da parte mia, insomma, a patto che siate preparati a qualcosa di insolito e un po' più profondo di ciò che il panorama horrorifico ultimamente ci offre.

J.D.

1 commenti:

Enrico Fasano ha detto...

Mi hai chiarito e inquadrato il film, non sapevo cosa aspettarmi da questa pellicola e così non sono andato a vederla.
Ora, contando sulla tua recensione, posso dire di essere curioso e definendolo come thriller psicologico allora posso vederlo con aspettative diverse!!

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