lunedì 17 agosto 2015

"Necropolis: la città dei morti", di John Erick Dowdle

C'era un film che mi ero appuntata nella mia watch list che si intitolava "As above, so below", poi ieri sera, per la mia notte horror, decido di guardare "Necropolis: la città dei morti" e scopro che si tratta dello stesso film. La solita incomprensibile mania dei distributori italiani di rivoluzionare i titoli dei film, quando li traducono...
Ad ogni modo, passiamo oltre e veniamo al film.


Questa la trama:
Scarlett è un'archeologa urbana esperta di alchimia che, seguendo le orme paterne, è in cerca della pietra filosofale. Una spedizione quasi mortale in Iran le consente di scoprire un antico artefatto che contiene la chiave per decifrare quel che nessuno è mai riuscito a decifrare, consentendole di identificare con buona precisione la localizzazione di una stanza segreta nell'intricato cunicolo di catacombe che si trova sotto Parigi. La spedizione, che conta anche un gruppo di esperti dei cunicoli sotterranei, ben presto rivelerà la sua natura di viaggio che non prevede un ritorno.



Il film, va detto, per un'ora buona è piuttosto lontano da un horror e potreste tranquillamente guardarlo con i vostri bambini perchè assomiglia molto a un film di Indiana Jones o a uno di quelli sul tesoro dei templari con Nicholas Cage. Poi però arriva l'ultima mezz'ora e tutto cambia. Cambia il ritmo, cambia il genere, cambia la qualità, cambia il giudizio... Confesso di aver dormito male, stanotte: nei miei sogni si era infilato qualcosa di quelle ultime, disturbanti sequenze.



Eppure questo "Necropolis" sa un po' di occasione sprecata, perchè poteva davvero essere un piccolo capolavoro. Purtroppo alcune ingenuità lo declassano a "buon film", lasciando un po' di amaro in bocca pensando a quello che poteva essere se avessero curato meglio alcuni dettagli: il guazzabuglio di mitologie inserite nella trama, una mancata spiegazione del ritrovamento del found footage, l'errore della scelta del tesoro (la pietra filosofale di Nicholas Flamel dopo Harry Potter non si può usare in un horror, dai), la risoluzione troppo rapida degli enigmi (neanche il Professor Langdon sarebbe stato capace di tanto) e altre quisquilie.


La discesa negli inferi e la fuga da essi è però estremamente godibile e l'utilizzo del found footage è decisamente efficace: le inquadrature rapide, le apparizioni colte con la coda dell'occhio, il senso di claustrofobia dato dalle riprese in prima persona sono la vera essenza di questo film e di fatto permettono di passare sopra a tutti i difetti di cui sopra.
Io lo consiglio ampiamente, mentre medito di guardare qualcos'altro del giovane regista Dowdle per capire se il buono che ho visto è frutto del talento o di un colpo di fortuna.

J.D.

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