lunedì 7 settembre 2015

"La casa nera", di Wes Craven

Per commemorare adeguatamente la scomparsa del grande regista Wes Craven, per la consueta notte horror della domenica sera ho optato per uno dei suoi film meno conosciuti e che io stessa non avevo mai visto: "La casa nera".


Trama:
Il Grullo, un ragazzino di colore del ghetto, così ribattezzato dalla sorella Ruby, appassionata di Tarocchi, ha la madre malata di cancro e non ha i soldi per l'operazione. Ed ecco aggiungersi lo sfratto ad opera di due biechi figuri, un uomo e una donna che possiedono molti immobili vecchi che demoliscono sfrattando gli inquilini. Il ragazzo di Ruby, Le Roy, un ladruncolo, scoperto casualmente l'indirizzo dei due malvagi, e sapendo che essi possiedono una favolosa collezione di monete d'oro, decide di rapinarli con l'aiuto di Grullo e di un amico, Spenser. Costui, dopo il vano tentativo di Grullo, riesce a penetrare nella casa con uno stratagemma, ma non ne esce piu'. Usciti i padroni, Le Roy e Grullo si introducono nella sinistra abitazione, dove vi sono strani rumori, trabocchetti ed un feroce cane, al quale si sottraggono a stento. Ma la casa nasconde molto di più...


“La casa nera” non è un film particolarmente spaventoso. L'orrore reale, così si può dire, si intravede nelle squallide condizioni di vita del ghetto. Film di questo genere possono permettersi di essere meno sottili di altri nei loro messaggi e qui Craven ha realizzato un horror che è un vettore adeguato per alcune delle sue preoccupazioni socioeconomiche più evidenti. Il film è elevato dagli attori, che svolgono il loro compito al meglio. Brandon Adams è una vera delizia come giovane Grullo - intraprendente, spaventato ma duro, ma soprattutto sveglio. I veri MVP sono, comunque, l'uomo e la donna, interpretati da Everett McGill e Wendy Robie. Mettendo da parte l'emozione (almeno per gli appassionati di Twin Peaks come me) di vedere nuovamente insieme sullo schermo Ed e Nadine, i due formano una coppia divertente, dove ognuno sfida l'altro per vedere chi riesce ad andare maggiormente sopra le righe.


Riguardo a coloro che vivono sotto le scale e che danno il titolo al film (almeno nella versione originale: “People under the stairs”), senza spoilerare troppo posso dire che essi sono ritratti come cannibali raccapriccianti che marciscono nel buio e che, occasionalmente, riescono a nutrirsi grazie alle sfortunate anima che vagano nelle strade. Ad essere onesti, con tutto ciò che succede nel film, a volte è facile dimenticarsi di loro. Quella che riesce a emergere è A. J. Langer, la figlia dell'uomo e della donna che è riuscita a sopravvivere intrappolata all'interno della casa rigorosamente obbedendo suoi genitori folli.


Anche se forse non è il miglior Wes Craven, “La casa nera” è una miscela molto divertente di orrore e farsa. Vale la pena di vederlo per farsi due risate...

J.D.

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