martedì 29 dicembre 2015

il ritorno dello slasher con "Until dawn", un videogioco da brividi

Buongiorno a tutti. Oggi vorrei parlarvi di un videogioco interessante che mi hanno regalato per Natale e che ha assorbito quasi completamente le mie ultime giornate (e nottate). Si tratta di “Until dawn” (trad.: “Fino all’alba”), ultima fatica e maggior successo della casa produttrice britannica Supermassive Games.


Until dawn è praticamente un film interattivo, in cui il giocatore, muovendo i personaggi e gestendo le loro decisioni, deve compiere delle scelte che cambieranno il corso degli eventi. Si rimarca infatti il cosiddetto effetto farfalla: il minimo battito d'ali di una farfalla è in grado di provocare un uragano dall'altra parte del mondo Siamo dalle parti del film horror, sottogenere slasher (quei film in cui un assassino fa fuori i protagonisti uno ad uno, tipo “Nightmare”, “Halloween”, “Venerdì 13”, ecc.): otto ragazzi si ritrovano in uno chalet di montagna a un anno di distanza dal precedente raduno nello stesso luogo, nel corso del quale due ragazze del gruppo erano misteriosamente scomparse in seguito a uno scherzo di cattivo gusto. L’occasione sembra ideale per ricordare Hannah e Beth e stare vicini al loro fratello Josh, ma le cose prenderanno presto una brutta piega e sopravvivere fino al mattino non sarà così semplice.


Devo dire la verità, la trama mi ha letteralmente catturato, anche se da buona appassionata di horror è facile riconoscere il richiamo di cose già viste (i film che mi sono venuti in mente giocando sono “So cosa hai fatto”, “Scream”, “Saw – L’enigmista” e “Wrong turn”). I personaggi sono ben caratterizzati e in generale si comportano secondo la loro indole, anche se di tanto in tanto hanno bisogno di una “spinta”, per agire. Ovviamente qualcuno risulterà più simpatico e qualcuno praticamente insopportabile (tanto da far nascere quell’istinto di lasciarlo morire al momento in cui si presenta l’occasione), ma io mi sono appassionata a tutte le loro storie. Il fatto di avere attori di un certo livello (Hayden Panettiere e Rami Malek su tutti) a dare un volto ai personaggi non fa altro che nobilitare ulteriormente il tutto.


Il maggior punto di forza di Until dawn è a mio avviso l’eccellente realizzazione tecnica, grafica e sonora, che permette un’immersione dell’atmosfera e nell’ambientazione che raramente mi è capitato di vivere in un videogioco. E trattandosi di un horror, questo significa ansia e paura a sbadilate. Giocate Until dawn al buio (o quasi) e vi assicuro che vi stuferete di contare i salti sulla poltrona. Idea carina: se avete una PlayStation Camera, è possibile attivare un’opzione che le permette di registrare le vostre espressioni nei momenti salienti per rivederle in un filmatino montato dal gioco stesso. In particolare comunque vorrei citare l’illuminazione. Ci si muove quasi sempre in penombra, e l’uso di torce, accendini e candele per illuminare il cammino è reso in maniera semplicemente divina.


Sulla meccanica di gioco, invece, qualcuno potrebbe avere qualcosa da ridire. I giocatori più esperti potrebbero infatti rimanere insoddisfatti, perché in soldoni non è che ci sia granché da fare: bisogna muovere i personaggi nell’ambiente, compiere le scelte che portano avanti la trama, interagire con gli oggetti che brillano premendo la X e di tanto in tanto azzeccare i Quick Time Event (ho scoperto che si chiamano così quelle occasioni in cui devi cliccare in fretta il tasto giusto) o mantenere il joypad in equilibrio per qualche secondo. Per me, che sono piuttosto impedita, è più che sufficiente, ma gli smanettoni sparatutto sono certa si annoierebbero.


Ho qualche dubbio sulla rigiocabilità… Voglio dire, io l’ho finito in una decina di ore, spalmate in tre giorni. Ora è chiaro che nelle scelte che ho compiuto (e che hanno portato alla morte di sei degli otto protagonisti) vorrei provare ad agire diversamente per vedere se riesco a ottenere un risultato migliore (a quanto ho capito è possibile salvare tutti i ragazzi, così come ucciderli tutti, con in mezzo decine di diversi finali, però è una cosa che rifarò tra un po' di tempo e al massimo un altro paio di volte. Di certo il fatto che non si possa tornare indietro in nessun modo (niente salvataggi, niente check point o simili) dona una certa tensione, ma potrebbe anche portare a frustrazione nel caso non si riuscisse a far andare le cose come si desidera.
Lo scoprirò dopo averlo provato la seconda volta, certamente.


Nel complesso, comunque, io lo consiglio alla grande. La prima run l'ho letteralmente divorata e credo che tutti dovrebbero provarla, almeno una volta.

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