lunedì 16 maggio 2016

"The boy", di William Brent Bell

Torna la bella stagione, almeno da calendario visto che col tempo siamo ancora così così, e riprendono le mie buone vecchie abitudini... Notte horror della domenica sera, e per inaugurare la stagione ho scelto un film fresco fresco di sala: "The boy", del giovane regista William Brent Bell.


La trama è interessante: Greta, una giovane ragazza americana, viene assunta come baby sitter da una facoltosa famiglia inglese, gli Heelshire. Trasferitasi nella loro casa, isolata e un tantino lugubre, Greta fa la conoscenza di Malcolm, il ragazzo che effettua le consegne presso la residenza degli Heelshire. Incontra poi i suoi nuovi datori di lavoro, una coppia in là con gli anni molto affabile, ma soprattutto conosce Brahms, il bambino che deve accudire. Solo che Brahms non è un bambino, bensì un pupazzo a grandezza naturale. 
A Greta vengono consegnate delle regole che deve assolutamente seguire mentre gli Heelshire se ne andranno in vacanza per tre settimane: svegliare Brahms alla mattina, vestirlo, dargli da mangiare e poi riporre gli avanzi in freezer, fargli ascoltare musica, leggergli un libro, dargli il bacio della buonanotte, ecc.
Partiti i proprietari della casa, Greta tenderà a trattare Brahms per quello che è, ossia un fantoccio, ma le regole devono essere seguite e presto la ragazza si accorgerà che è un grave errore disobbedire...

 The boy - Heelshire House


 

Per buona parte il film risulta piuttosto godibile, anche se devo dire che non l'ho trovato particolarmente spaventoso (giusto un paio di salti sulla poltrona sapientemente studiati). I punti di forza stanno nell'atmosfera tipica da gotico british della casa degli Heelshire e nell'innata capacità che possiede lo sguardo fisso delle bambole di suscitare inquietudine e disagio. Se poi ci aggiungiamo il fatto che Brahms non lo si vede mai muoversi, ma si percepiscono solo gli effetti del suo mancato immobilismo, credo che si intuisca ampiamente davanti a quale genere di film ci troviamo.

The boy Heelshire family



La delusione, almeno da parte mia, arriva invece nei venti minuti finali, quando si svela il mistero e il film prende una rotta diversa che mi ha lasciato un tantino di amarezza. Evito ovviamente qualsiasi tipo di spoiler, ma posso dire che avviene un cambio di registro, se non di genere, che svicola il film da un binario che in fondo procedeva nella giusta direzione.
Dal punto di vista della qualità artistica e stilistica, invece, non ci si può certo lamentare. Fotografia e scenografia sono di pregevole fattura e sono capaci di immergere lo spettatore nell'atmosfera decadente della tenuta degli Heelshire. Le musiche sono ben distribuite nell'accompagnare le scene più minacciose. La nota più positiva arriva però dalla recitazione, dove la protagonista Lauren Cohan (la mia beniamina di The walking dead, Maggie) regge praticamente da sola il film, trasmettendo grande credibilità al personaggio di Greta. Salvo i rari casi in cui interagisce con Malcolm (un buon Rupert Evans) e con gli anziani Heelshire, Lauren è sempre sola sullo schermo, alle prese con i capricci di Brahms o dialogando al telefono con l'amica rimasta in Montana.





In conclusione?
Dovessi mettergli un'etichetta, a questo film assegnerei quella di occasione sprecata. Le premesse erano buone sia per il tema che per il pacchetto artistico a disposizione, ma alla fine la risoluzione della vicenda è finita nel banale vanificando il tutto.
Il film ha però le carte in regola per segnare un buon successo al botteghino e stando al finale e alle molte cose non dette c'è da scommettere su un futuro arrivo nelle sale di un "The boy 2". Brahms può diventare un'icona horror come Chucky? Dico la verità: non mi sorprenderebbe...

J.D.

1 commenti:

Aurora ricci ha detto...

Sono andata a vederlo... Mi è piaciuto un sacco. Soprattutto l'atmosfera e la suspance...
Molto inquietante.

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